Note a margine n. 41

DELEGITTIMANDO…SI,… TI MANDO… TI MANDO…

Mi accade, ci accade sempre più spesso, di raccogliere qua e là, ma con prevalenza in ambienti ben definiti, caustici e rabbiosi commenti sui tentativi delle cosiddette “delegittimazioni” di questo, di quello, di quell’altro, e così via. Anche non volendo e a prescindere dalle argomentazioni (autentico optional per i più) ci colpiscono i toni dell’ enfasi che la fanno da padrona.
A lamentarsene, ovviamente, sono le presunte vittime. Oltre al codazzo dei manutengoli al seguito, portaborse, portavoce, sdegnati rappresentanti di categoria, parenti ed affini in aspettativa, protagonisti di affettuose amicizie, remore sottopancia, dei coprofagi che a modo loro provvedono alla eliminazione delle eiezioni sparse dai “martiri”, dei coniugi all’antica, compagni/compagne alla moderna, quelli di merende, in odore di affarismo marchiato rolex ed equivalenti. Meglio dei registi Bergman o di Strehler, e delle prefiche lamentose, sanno fare dalla piccionaia i coreuti accordati dall’ happarat del partito o dell’ associazione di riferimento, a misura dei diesis e di bemolle ben sperimentati per irritare, sobillare, aizzare, incitare allo scontro permanente. Il sistema è semplice e ben collaudato: “épater le bourgeois”, “chocar a classe média”, “to impress the middle classes or the Bourgeois, in parole povere: sbalordire la classe media. Diciamolo pure: prenderla per il culo. Per questo non mancano, naturalmente, i mesocori professionali, dilettanti, e, ai piani più bassi, i volontari fideisti che aprono i salotti intelligenti o attivano i tam tam del fb col passaparola degli slogan come “ersatz” (surrogati) e succedanei di una motivazione o di una realtà ragionata. Basta insistere, perseverare, incalzare ed alzare il tono della voce, tipo: “Capra, capra, capra, capra, capra….!” o “ Secessione, secessione, secessione, secessione…!” o “ Libertà, libertà, libertà…!” La sopraffazione della intelligenza umana.
Una prima considerazione spontanea e che da tempo ha superato la prova del metodo della sperimentazione scientifica-galileiana: la unica, la vera ed efficace delegittimazione, intesa come perdita di credibilità, di affidabilità, di rispettabilità, di onore, è quella dell’ autosputtanemento: in mancanza di congrui sinonimi alternativi, mi si passi il neologismo vulgaris. Il furbetto-saltafossi si sputtana da sé e non, certo, per bocca di chi glielo rinfaccia. Il furbetto-saltafossi questo lo sa bene ed ecco perché, non appena sente qualcuno che glielo contesta, replica ricorrendo al giochetto (vecchio come il cucco ma che incanta ancora dall’ imbecille in giù) della radicalizzazione. Spiego in due parole: protesti col pescivendolo o con l’avvocato che ti hanno mollato una sola o una fregatura, e presto ti fanno passare per uno che ce l’ha a morte con la pur nobile categoria degli operatori ittici o dell’ avvocatura; stesso fenomeno se dissenti dall’ operato di un medico o di un magistrato, del sindacalista e così via. Alla fine, sei tu il “malamente” che vuole prevaricare, che non accetti le regole, che hai dichiarato guerra alla categoria, tutta composta da belle personcine. Pensare a male è lo sport italiano che ci vede campioni olimpionici, imbattibili recordman mondiali della pallonara tifoseria ideologica. In questo clima da sdegnata sommossa popolare agognante alla liberazione (da che? ah, se avessero vissuto i tempi bellici!), chi vuoi che si interessi dell’ autosputtanato (opportunamente infrattatosi nella categoria, sempre solidale) e dei danni che costui ha cagionato e può ancora causare!?
Una seconda considerazione, altrettanto spontanea.
Possibile che a nessuno venga mai in mente che – se proprio dobbiamo parlare per categorie – se c’ è una categoria di veri derelitti e delegittimati, privi della benché minima difesa, garanzia, rispetto, dignità, libertà di coscienza, di parola questa è soltanto quella dei cittadini qualunque che ogni giorno si trovano a dovere vivere dei residui che avanzano ad altri cittadini, quelli speciali, intoccabili, per poteri, privilegi e prerogative legali, costituzionali o populistiche-massmediatiche. Non ci credete? Ebbene, provate a passare indenni in uno dei tanti tritacarne della bella Italia, dalle pastoie della burocrazia alle velleità di ottenere giustizia prima di morire di estenuazione, di disperazione, di sconforto, di rabbia. Altro che cittadino delegittimato: carne da macello! E nessuno degli interessati reclama davvero: sempre troppo occupato a tifare a sangue per questo o per quello. D’altro canto, il cittadino qualunque non lo ascolterebbe nessuno, non fa notizia. E dire che tutte le conquiste moderne hanno portato il cittadino, l’ individuo in cima alla scala sociale. E lui, in questo Paese, sbattuto, invece, in fondo alla scala sociale, subisce fantozzianamente. Gioisce e soffre allo stadio o per l’ esito delle urne, per un sì o per un no. Scusate: ma si può essere così coglioni!?

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2 risposte a Note a margine n. 41

  1. helena ha detto:

    “Fervida Fantasia” era riferito allo stile di esposizione e di scrittura usato per far conoscere le gravi problematiche della società attuale del Paese Italia. Peccato sia andato perso il Commento, era proprio venuto bene, ma così è, le cose belle vanno quasi sempre a perdersi per strada. Mi pare che più o meno finisse così:
    Intanto si preparano barche, vele, motori, rolex o similari, per partire verso paesi lontani; neanche le acque provano a reclamare, i mari cedono , quasi rassegnati a lasciarsi salpare.
    E noi ? restiamo a terra ad aspettare, speriamo, tempi migliori.
    Non è più De Maggio, consoliamoci almeno con la bella canzone di Modugno , di cui non ricordo bene il titolo, ma le parole fanno così:
    Giugno, giugno chiama luglio, nu mari d’oro in terra….

  2. helena ha detto:

    Ci si diverte, dapprima, seguendo ed inoltrandosi per le strade di una fervida fantasia, e visitando i luoghi , ormai quasi sconosciuti, di una raffinata ironia, dove si muovono personaggi di ogni tipo e categoria che si agitano e si affannano a mettere ciascuno in bella mostra la propria sacrosanta e peculiare capacità !
    E poi senza rendersene neanche conto, ci si ritrova a percorrere le strade ben più amare della vita di ogni giorno, dell’ individuo che invoca giustizia, dignità, rispetto, ma la sua voce non riesce a venir fuori, soffocata dalla indifferenza di chi dovrebbe invece prenderne atto. Ma neanche l’ interessato reclama, tutto preso da quello che gli danno in pasto, e quasi quasi riesce pure ad essere contento !
    Evoluzione ?

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