Note a margine n. 32

MESSAGGERI

Ci accade molto spesso di chiedere: “Dio, perché ci hai abbandonato” e, poi, di attendere invano una sua risposta. E questo ci indispettisce, ci maldispone di più, ci conferma le nostre convinzioni. Dio ci ha abbandonato. O non esiste proprio: dopo tutto, quali prove concrete abbiamo oltre alle solite chiacchiere che girano? Quale ritorsione migliore del non credergli più può esercitare il piccolo uomo contro un Dio infinitamente più grande di lui? Non è vero che mi ami, non vero che esisti!
A quelli che lamentano di essere stati abbandonati – soltanto per amore di polemica – si potrebbe obbiettare che la loro domanda resta disattesa forse, perché Lui, il Dio in cui dicono di credere, è ancora in attesa di una loro risposta ad un sua precedente domanda: “Uomo, perché mi hai abbandonato?” Almeno in questo, al Vostro Signore, Voi che gli credete, gli volete concedere il diritto di precedenza? O ve lo impedisce ‘sto cazzo di orgoglio che vi portate appresso come una protesi fissa e come un alibi da chincaglieria, una questione di principio che mettete subito da parte o barattate senza battere ciglia ogni volta che trovate una volgare convenienza per farvi accettare, per raccattare qualche spicciolo di consensi, per seguire il gregge, per schierarvi dalla parte “giusta”, per farvi assegnare il posto ambito, per ingannare il vostro partner, per diseducare i vostri figli con esempi abbietti, per preparare un mondo di letame e inquinato da lasciare alle generazioni che seguono?
A molti di quelli che si professano atei – sempre per amore di polemica – si potrebbe obbiettare che l’ateismo non corrisponde al vuoto, al semplice non credere. Per coloro che si limitano al disinteresse, al non pensarci, è stato coniato il termine acconcio dell’ agnosticismo. L’ ateismo è una costruzione della coscienza, una elaborazione mentale consapevole, razionale, logica, motivata, un convinzione in positivo e non, semplicisticamente, tutto ciò in cui non crediamo.
Vorrei sapere quanti dei cosiddetti “atei” sono consci o sanno perfettamente identificare le effettive ragioni che li inducono “al credere di no” (che è cosa ben diversa dal non credere), a ritenere razionalmente inesistente tutto ciò che non sia oggetto di percezione dei loro sensi. Che, poi, pare che non siano soltanto i rozzi soliti cinque di base cui ci riferisce, per forza di inerzia, da secoli e secoli, laddove l’ homo technologicus ha percorso tragitti sterminati che lo hanno portato lontanissimo dal suo dante causa. Il razionalista che non sia stato testimone di un avvenimento non può razionalmente negarlo, disconoscerlo, affermare la sua inesistenza. Eppure, accade che molti di questi atei si affannano per ‘sconvertire’ i credenti, fargli mutare religione: cambiarli da credenti nella esistenza di Dio in credenti nella inesistenza di Dio. Il vero ateo, invece, non fa proselitismo.
Ovviamente, parlo da laico in continua ricerca. Ma non nego di sentirmi qualcosa di più di un semplice caso autodeterminatosi in regime di spontanee reazioni chimico-fisiche, anche se il libero arbitrio posto a fondamento delle religioni che più sento vicine all’uomo, al suo senso di responsabilità, alle sue colpe, ai suoi meriti, alle volte appare affetto da vizio di sopravvalutazione.
E poi; comincio a pensare che Dio, per sua definizione, parli un linguaggio diverso dal nostro e che Lui, in effetti e così come lo si può avvertire, risponda a tutti esprimendosi a suo modo. Ma noi, poveri di sguardi e indigenti di ascolto, siamo infingardi e restiamo comodamente seduti sul divano di casa e ci aspettiamo che la Sua risposta ci scorra attraverso le immagini tv, in diretta o in differita, pronti all’ unico sforzo di pilotare il telecomando sui nostri canali preferiti e negli orari che vogliamo. O aspettiamo che Lui ci sorprenda con una richiesta di amicizia in facebook.
So poco di canonizzazione, di beatificazione, di santità: ma sento che quello dell’ inviare fra gli uomini uomini come messaggeri capaci, con le loro azioni e loro parole, di ispirare con forza sentimenti di umanità ad una umanità che sta implodendo irreversibilmente potrebbe essere qualcosa di più di un semplice giro dei grandi numeri. Messaggeri che non recano dispacci, comunicati stampa, ordini di servizio che possano intaccare la nostra autodeterminazione ma annunci che servono a meglio realizzarla. Potrebbe essere così: come negarlo con razionale certezza?
Il mistero esiste ancorché non ne conosciamo le risposte. Forse, il vero dramma dell’ uomo che vuol sapere non consiste nel non conoscere le risposte a ciò che cerca, ma soprattutto nel non conoscere le domande giuste.

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2 risposte a Note a margine n. 32

  1. helena ha detto:

    SE AL MIO SIGNORE

    Io non so se al mio Signore
    posso accedere
    con sensibile visione
    o trovarlo
    nella quiete della pace
    che nel mio gesto
    e nel pensiero
    mi affanno ad inventare.

    Così, nell’ antilogia dell’ apprensione,
    sento che stenta e strema
    l’esicasmo del cercarlo
    nei tempi-spazi
    della impervietà materiale del suo nascondersi.

    Qui, senza guadagno,
    approdano e si affrangono
    le migrazioni del mio cercare;
    e, per esplorare
    tra i carnali silenzi d’ombra,
    sempre altrove vaga lo spirito peregrino:
    là dove il mio Signore
    è già passato.

    (dalla raccolta Albate) di
    Michele Lamacchia

  2. ledy ha detto:

    E’ vero,spesso Dio non risponde alle nostre preghiere e noi spazientendoci,ci convinciamo sempre di più di non essere ascoltati. Perchè, pur pregando devotamente
    non riceviamo alcun segno e non accade nulla ?
    Io credo che le nostre preghiere non siano ascoltate quando non sono secondo la volontà di Dio,non sono esaudite perchè non sappiamo aspettare abbastanza e quando
    siamo noi stessi a stabilire come Dio ci deve rispondere,Chiediamo a Dio tutto quello che ci viene in mente,ma non alziamo neanche un dito per rispettare i suoi comandamenti. Non meravigliamoci dunque se Dio chiude le porte e non ci ascolta.
    C’è una legge anche nella preghiera,ci vuole la fede. Sappiamo troppo quello che vogliamo ma sappiamo troppo poco su quello che lui vuole.
    Chi è l’ateo ? forse sbaglierò,ma per me è un uomo che crede ciecamente di non credere
    a nulla,quindi non crede a Dio ma professa una fede esattamente opposta a coloro
    che credono,altrimenti perchè dissacrerebbe le altre religioni dimostrando una forte intolleranza ? perchè come dice Lei , “si affannano per sconvertire i credenti , e
    far loro mutare religione ?”
    Credo che il rispetto per le persone , credenti e non credenti,o di altre religioni,sia
    fondamentale.Ma non è sempre così.

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