Note a margine n.27

JIULIANO MER-KHAMIS

Per via di una informazione ormai monotematica, ripetitiva e di una stampa strumentale quanto asfittica che, da un lato hanno occupato abusivamente gli spazi mentali degli italiani relegandoli al più bieco e gretto provincialismo, e dall’altro ignorano (o fingono di ignorare) la portata di altre notizie delle quali l’Umanità civile non deve essere privata, apprendo, soltanto ora e del tutto casualmente, di un lutto che tragicamente ha ferito a morte la coscienza di quanti conservano e difendono gli ultimi scampoli di una libera e critica capacità discretiva. Quella aliena da appartenenze.
A Jenin (città della Cisgiordania, capoluogo dell’ omonimo Governatorato, a circa 26 km a nord della città di Nablus, tra i principali centri agricoli palestinesi), il 4 aprile 2011, con quattro colpi in testa sparatigli da un killer mascherato, Jiuliano Mer-Khamis è stato assassinato. Jerusalem Post riferisce che l’ Autorità Nazionale Palestinese, per tale fatto, avrebbe arrestato un militante di Hamas.
Jiuliano (n. Nazareth, 1958) è stato attore, regista, poeta e attivista israeliano di padre palestinese e madre israeliana, autore anche del celebre documentario ‘Arna’s Children e famoso per il suo Teatro per bambini detto della Libertà di Jenin’. Scampata per poco sua moglie incinta.
Se prendessimo come punti di riferimento i cosiddetti pacifisti nostrani da gran turismo o gitanti da scampagnata fuoriporta, beppegrilli di luci ammiccanti ad intermittenza opportunista (a proposito: dove si sono rintanati in questi giorni “libici”?), dovremmo necessariamente astenerci, per evitare l’offesa dell’accostamento improprio, dal definire pacifista la vittima. La quale, invece, sempre autodichiaratasi “Sono al 100 per cento Palestinese e al 100 per 100 Ebreo” – con non comune audacia, dato il contesto – ha dedicato l’ intera sua vita a fattive operazioni mirate alla pace, lasciando chiacchiere e sceneggiate ai guitti e saltimbanchi di casa nostra sempre più risucchiata dal black hole che non lascia spazio a ragionevoli speranze. Ed io mi domando quale 100 per 100 il suo assassino intendesse sopprimere, e quale o che cosa costui sia effettivamente riuscito a distruggere.
Non riesco ad immaginare cosa possa esistere, per la Umanità, di più autodistruttivo dell’ odio. L’ odio, per questo, è stupido e istupidisce, dilaga facilmente; le parole di odio sulla bocca di qualunque stupido lo porterà agli allori del successo assicurato.
In questa tragica occasione, all’ Italia che sta tornando ad essere una semplice espressione geografica per la mano assassina dei suoi maledetti seminatori di odio, dedico questo mie riflessioni che già pubblicai nel febbraio del 2006 e che ribadisco toto corde.

Odio e amore: un’opinione di Michele Lamacchia (2006)

“Il nostro sarà stato il secolo dell’Organizzazione intellettuale degli odi politici. Sarà uno dei suoi grandi titoli nella storia morale dell’ umanità”( J. Benda: Il tradimento degli intellettuali)
A guardare come vanno, in genere, le cose di questo mondo, vien fatto di osservare che la capacità e la propensione dell’uomo ad amare sembra di gran lunga inferiore alla sua capacità di odiare.
L’amore può essere graduato: forte o tiepido; l’odio è soltanto odio, forte, sicuro, più resistente. L’amore può essere tradito, l’odio mai; di amore si può morire, l’odio, invece, stimola a vivere, a reagire, anche in condizioni difficili. Dalla persona che amiamo ci attendiamo prove e riscontri per accertare se lei merita il nostro amore, da quella che odiamo non chiediamo nulla: se la odiamo, ci basta e avanza, non deve darci prove.
I predicatori dell’amore incontrano difficoltà ed insuccessi che raramente incontrano, invece, gli istigatori all’odio. Questi ultimi difficilmente falliscono. Dalla parolina perfida, dall’allusione maligna sussurrata all’orecchio nell’intimità di un colloquio o al sicuro di una lettera anonima o al coperto di una lezione in cattedra, ai comizi di piazza, alle accuse amplificate con altoparlanti e manifesti, o dilatate e diffuse sulle onde radio o attraverso la televisione, alle etichettature, i fomentatori di odio sempre riescono a fare adepti convinti ed irremovibili che, a loro volta, attenderanno l’occasione per diffondere questo sentimento di acredine, sempre conseguendo un sicuro successo. Il terreno é sempre fertile perché attecchisca l’ odio; per l’amore, invece, occorre una laboriosa preparazione.
E, forse, non si tratta soltanto di particolare capacità di qualcuno a convertire all’odio; per insegnare, trasmettere e coltivare l’odio non sono necessarie particolari abilità o sforzo. Non occorrono le ingegnosità propagandistiche di un dr.Goebbels per svegliare e diffondere questo impulso che fa parte del patrimonio dei sentimenti dell’essere umano, naturalmente, come quello dell’ amore, della gratitudine, della lealtà, della fedeltà, dell’ invidia, della gelosia, dell’egoismo, dell’altruismo, etc, attraverso cui si articolano e si esprimono l’istinto di conservazione ed il complesso di colpa, strutture portanti del comportamento umano.
D’altro canto, forse, è anche lo stesso uomo ad essere dotato più di capacità di farsi detestare che di idoneità a farsi amare: le umane imperfezioni, fonti – tra l’altro – di comportamenti, di azioni e di pensieri conseguentemente imperfetti, vengono recepite facilmente e stimolano reazioni negative e/o giudizi nel prossimo naturalmente occupato a difendersi da tutto ciò che egli, a ragione o per scarsa conoscenza, ritiene invasivo, ingiusto, o percepisce come pericoloso o dannoso per sé.
Non è escluso che sia per questo motivo che l’odio è sentimento che si pratica più facilmente e più diffusamente dell’amore e, pertanto, suscita rapido interesse e agevole persuasione, fa accoliti, epigoni, seguaci, a loro volta, volontari operatori e istintivi diffusori. Nessuna buona nota di merito sulla vita e sul comportamento di un uomo riesce a suscitare genuino interesse e fiducia, a diffondersi così rapidamente e così ad ampio spettro come avviene, invece, per una osservazione negativa, capace di suscitare velocemente disprezzo, rancore, risentimento, odio, curiosità di saperne ancora e di più in negativo.
Difficilmente troviamo nella storia dell’Umanità il fallimento di movimenti di opinione di massa o politici fondati sull’odio organizzato. E’ notorio che il successo di personaggi che hanno marcato la storia molto spesso è stato legato quasi esclusivamente alla loro capacità di creare, acuire, scovare o inventare motivi di odio, istigare; la criminalizzazione, come metodo scientifico, non fallisce e viene comunemente adottata da chi deve dissimulare la propria pochezza, vuole sminuire l’altro o mascherare mire inconfessabili.
Per contro, la strada di chi predica sentimenti di amore è ardua e pericolosa. Notoriamente, molti sono gli uomini, poi riconosciuti giusti e/o santi, che sono stati guardati con sospetto, attaccati, perseguitati e sacrificati, la cui opera é stata osteggiata con crudeltà patenti o dissimulate con pretestuose ipocrisie, accuse infondate, interpretazioni artatamente distorte e diffamatorie.
Forse è perché sono in molti che non sanno amare davvero, ma tutti sanno odiare davvero, anche quelli che si impongono di nasconderlo agli altri e di non ammetterlo nemmeno con sé stessi.
Per assurdo, non è escluso, anche, che se Gesù Cristo, invece dell’ amore, avesse predicato odio, i seguaci cristiani da secoli sarebbero stati la stragrande maggioranza stabile dell’Umanità e lui sarebbe morto di vecchiaia.

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4 risposte a Note a margine n.27

  1. helena ha detto:

    Anche a te, Juliano Mer-Khamis, ora che sei già freddo e tua compagna è la terra di un kibbutz amato, spetta una poesia, ho scelto questa – le tue sono in ebraico – ma sono sicura che a te piace. Da un libro che ho portato da Milano, e che da un po’ di tempo non guardavo:

    Did I follow Truth wherever she led,
    And stand against the whole world for a cause,
    And uphold the weak against the strong ?
    Ho io seguito la Verità dovunque guidasse,
    e affrontato il mondo intiero per una causa,
    e difeso il debole contro il forte ?
    Se lo feci, vorrei esser ricordato fra gli uomini
    com’ ero conosciuto in vita fra la gente,
    e come ero odiato e amato in terra.
    Perciò non erigetemi monumenti,
    non scolpitemi busti,
    che, pur non diventando un semidio,
    la realtà della mia anima non vada perduta,
    e i ladri e i bugiardi,
    che mi furono nemici e mi sconfissero,
    e i figli dei ladri e dei bugiardi,
    non mi rivendichino affermando davanti al mio busto
    che mi erano stati vicini nei giorni della sconfitta.
    Non costruitemi monumenti,
    che la mia memoria non venga alterata
    da menzogna e oppressione.
    Non mi si tolga a chi mi amò e ai figli di questi;
    io vorrei esser per sempre l’ immacolato possesso
    di coloro per i quali vissi.

    Edgar Lee Masters

  2. helena ha detto:

    Se avessi potuto ieri terminare il commento, lo avrei fatto per dare qualche ulteriore informazione sulla tragica conclusione della vita di Giuliano Mer come qui tutti lo chiamavano, ma qualcosa non ha funzionato per dare ancora lo spazio necessario per poter proseguire nella scrittura, e ho dovuto passare ad un secondo riquadro per aggiungere almeno due versi di Rimbaud, volutamente in lingua inglese, perchè era senza dubbio quella da lui meglio conosciuta, come del resto da tutti quelli nati in questa terra , perchè insegnata in tutte le scuole senza distinzione, per dar loro modo di poter leggere e scrivere in qualsiasi altra lingua che usi caratteri latini.
    Nel Teatro Al Midan a Haifa, da lui diretto con grande passione, hanno sfilato davanti alla sua foto, e si sono soffermati dando l’ultimo “cavòd” – onore – numerosissimi giovani , amici, colleghi , autorità e familiari che si sono stretti intorno alla giovane moglie di origine finlandese, 32 anni, Jeni , nell’ultimo mese di gravidanza che, rimasta sola , incredula e distrutta dal dolore, darà alla luce due gemelli con la grande speranza ed unica consolazione che raccolgano la nobile eredità del padre per portare avanti insieme al fratellino Keshet , la solidarietà e la fratellanza tra due culture diverse sì, ma che ‘Parzù kvàr gvulòt tarbutiìm’ – ‘Si sono già rotte le frontiere culturali ‘ – come fortemente voluto dall’indimenticabile Giuliano Mer Ckamis.
    Prima di essere accompagnato verso l’ ultima dimora, è stato proiettato , nello stesso Teatro Al Midàn di Haifa, il film “Ha ieladìm shel Arna” – I bambini di Arna – sua madre appunto, fondatrice, fra le tante altre importanti attività socio-culturali, fondatrice del Teatròn Ha Ckòfesh a Jenin – Teatro della Libertà .
    Sepolto nel kibbutz di Ramòt Menashè accanto a sua madre Arna Mer.

    Zicronàm le Brackà La loro memoria sia benedetta

  3. helena ha detto:

    ” It has been found again ! What ? Eternity.

    It is the sea mingled with the sun ”

    Arthur Rimbaud

  4. helena ha detto:

    בשבילך ג י ן ל י א נ ן מ ר הכבוד הזה

    מי מ י ק א ל א ל א מ א ק י א

    e dall’ Italia tutta.

    Bishvilckà Giuliano Mer , ha cavòd hasè mi Michele Lamacchia.

    Per te Giuliano Mer, questo grato saluto da Michele Lamacchia.

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