Note a margine n. 23

DONATINA SUMMA: IL RESPIRO DELLE COSE, note a margine

Mi viene da pensare…ecco; è la locuzione che – come un ideale leit motiv indovinato – credo sintetizzi e caratterizzi tutta la raccolta di Donatina Summa, cui ben si appropria anche il titolo: IL RESPIRO DELLE COSE (Ed. La Vallisa, Bari 2010) e metta a fuoco l’animus artistico della scrittrice.
La troviamo ben sistemata in Profferta d’amore, a pag. 49, quando abbiamo già preso una certa familiarità con i pensieri che Donatina sembra confidarci con la semplicità e la trasparenza di chi si accompagna per far quattro passi con un amico che sa ascoltarci.
Da ognuna delle pagine de IL RESPIRO DELLE COSE, assieme alla sobrietà del periodare, secco ed essenziale come i tratti veloci di una pennellata sicura, esala l’aroma di limpidezza e di spontaneità della parola sbocciata al momento. E quest’ultima traspare puntuale quando, come usa fare l’Autrice, questa è detta, con delicatezza ma senza esitazione né la cernita selettiva che spesso ci sentiamo in obbligo di applicare quando esterniamo; magari, perché ci occorre di preordinarci prudenti riserve o il contesto ci impone livelli di attenzione espressiva.
Mi viene da pensare…ecco il timbro di amabile freschezza/franchezza che anima il conversare di Donatina che, quasi fisicamente vicina al lettore, racconta come a se stessa prima che ad altri, che candidamente pensa ad alta voce, che sa guardare e ama annotare, che ci dice cose sue non troppo dissimili dalle nostre, e pare ascoltare le nostre risposte per poi procedere oltre nel suo parlarci.
Mi sono scoperto ad annuire quando mi è anche accaduto quasi di sentirmelo dire, come può avvenire in una conversazione telefonica amichevole, rilassata, quando – ormai raramente – si accantonano gli argomenti triti di un vivere quotidiano sintonizzato fisso sulle frequenze di una esteriorità che, nei nostri pensieri, sa solo restare tale. E invece, nel dialogo con Donatina, riusciamo ad essere interlocutori ricettivi di percezioni interiori che l’Autrice sa cogliere nei contesti più impensati e condividere con noi, così, al momento, in tempo reale. Per l’appunto, quando…le viene da pensare.
E a me? A me è venuto da pensare…, cogliere il suo prezioso anelito di farci partecipi di annotazioni che non dovevano andare disperse, lasciate sole a dibattersi per la sopravvivenza nella memoria di chi le ha saputo mietere e radunare; gustare, come inusitato alimento, il dono di chi scopre o ritrova, e poi, con generosa serenità, ci invita a condividere; riflettere sulle ansie naturali di chi abbisogna di esprimersi, raccontando, confessando, dialogando e, come è ben riuscito a Donatina Smma, coronando qua e là l’opera prosastica con scarni versi poetici, veri cammei, che ne costituiscono sintesi e corollario in una fusione ideale.
E, nella lettura, a me è venuto, anche, da pensare…come piccole realtà che ogni giorno ci passano sotto lo sguardo distratto e impegnato altrove – un’ accattona, animaletti domestici in cattività…- abbiano vite di storie piccolissime da raccontarci ma che non udiamo e che non vediamo. E anche qui ci sa soccorrere Donatina Summa che, senza superficialità ma, bensì, sulla spinta di una particolare leggerezza creativa e con l’uso dell’ agile dire quotidiano, raggiunge anche spessori gnomici e, tra gli altri suggerimenti, ci raccomanda: “si può essere felici/ anche in gabbietta/ se chi ti trattiene/ mille premure/ d’amore ai suoi gesti imprime”.
E, muovendomi tra quelle pagine, a me è venuto da pensare…quando l’Autrice auspica: “…Benigno ci conceda/ Il tempo/ Tanti incontri ancora/ Nel conclave/ Dei poeti”, che, in quel luogo riservato dove tutte le anime si tengono ben nascosto il loro pudore confuso con la loro insana protervia d’arte, là dove alita IL RESPIRO DELLE COSE, per una ragione che mi sfugge ancora, un angolo sia riservato anche a me, per spezzare assieme di quel pane invisibile e ritrovare, se mai possibile, il senso di sazietà ignoto al poeta.
E a me è venuto da pensare… che è così che accade quando, come Donatina Summa, si sa restituire afflato vitale ed umano respiro alle amate piccole-grandi cose che sembrano chiedercelo disperatamente ancora, perché, come confida l’Autrice, “… è anche attraverso esse che noi continueremo a vivere se altri continueranno ad amarle”.

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