Note a margine n. 20

BONA FIDES?

“Non mi sento di criticare chi in buona fede prova a migliorarlo” commenta Lela a proposito delle mie note a margine n. 17, dove, peraltro, si parlava di malcostume (che sta proprio agli antipodi della buona fede) e non di inutilità della politica in genere.
Ma, ecco. E’ tutto qui. Chi sarebbe, esattamente questo Chi? d’altro canto, se mi serve un medico, mi serve un medico capace e competente, e non uno che ” ci prova”, armato solo della sua buona fede e ben equipaggiato di velleità, spregiudicatezza, faccia tosta e lingua lesta; stessa cosa, se mi serve un maestro per mio figlio, un falegname, un idraulico, un avvocato…
Quanto a quest’ultima, la cosiddetta buona fede, non mi pare, tuttavia, di doverla dare acriticamente per scontata. Per altro verso, a cominciare proprio da certi ambienti di “autopromossi competenti” di contrapposti “addetti ai lavori”, la buona fede viene di continuo reciprocamente ed energicamente contestata.
Tanto per cominciare, chi è davvero in buona fede al cittadino pensante richiede lealtà ma non fideismo. Criticare non è necessariamente sinonimo di biasimare: la critica può essere positiva o negativa. Consentire la critica significa consentire l’ input alla partecipazione. Che, comunque, non è obbligatoria, e chi se la sente se la sente: i famosi raduni del ventennio, grazie a Dio e al senso critico di qualcuno, sono finiti da un pezzo. “…Così va il mondo, il nostro mondo…”, conclude rassegnata Lela alla quale, tuttavia, chiedo di dare atto che, grazie a chi non non condivise detta riflessione, anche a costo della vita, quel mondo venne cambiato. Anche se poi, attraverso gloriose vicissitudini di rinascita e l’opera di uomini di ben altra levatura e consistenza, finì per essere consegnato nelle mani dello scempio che ci circonda. Solo chi ha vissuto quei periodi può fare un consapevole e doloroso confronto e misurare le proporzioni tra i giganti ed i nani.
Chi rifiuta una valutazione critica del proprio operato o, peggio, intimidisce perché non la si faccia o la si taccia, presume un propria posizione di superiorità intangibile: alla larga!
Ma la posta in gioco è troppo alta perché ci si possa affidare fatalisticamente ad una scontata presunzione di buona fede, all’acrisia. Lasciamo che lo facciano i cani, che si affidano ai loro padroni in misura proporzionale ai calci che prendono.
Non abbiamo la testa solo per dividere le orecchie: affidarsi alla sorte del forse che sì e del forse che no, per fortuna, non è ancora diventata la regola generale, anche se è in pole position nella gara per diventarla. L’ alibi perfetto per poi piangerci addosso o per praticare lo sport della polemica parolaia, gridanciana e fine se stessa, spettacolo che incanta gli imbecilli.
E poi, volete spiegarmi cosa debba intendersi per buona fede? L’autoconvinzione di essere capace, l’ autoconvinzione di essere onesto, di agire validamente per migliorare il mondo, di poter approfittare del proprio potere, di avere diritto di vendicarsi o sopraffare, di non potere essere messo in discussione, di appartenere ad una razza superiore…? Quanti ariani erano in “buona fede” e credevano davvero che fosse giusto migliorare mondo epurandolo da una razza che riteneva inferiore e dannosa? Pensate che questa cosiddetta buona fede basterebbe? E a cosa?
Chissà se un giorno, io, in “buona fede”, mi convincessi finalmente di essere il demiurgo tanto atteso dal popolo e agissi di conseguenza. Mi aprirebbero le porte del Quirinale, o quelle del manicomio o della galera? Più facile che mi spalanchino le parte di noti salotti e studi televisivi.
Questo è o.k., ma solo per Alice e company, o per i delusi e rassegnati. In ogni caso, premesso che la libertà di ciascuno è anche questo modo di intendere il mondo e che, pertanto, anche chi non lo condivide deve tenerlo presente col dovuto rispetto, ritengo che la buona fede sia altro.
Ed io, in buona fede, senza remunerazioni o privilegi, uso il mio piccolissimo strumento della parola – l’ unico che mi resta – nella speranza di un mondo che possa farsi autodiagnosi critica e ancora migliorare con la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, E che, soprattutto, non ‘appartengano’.

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2 risposte a Note a margine n. 20

  1. lela ha detto:

    Il mio commento alla nota n. 17 mi sembra sia stato malinterpretato e, se non fosse così poca cosa, ti inviterei a rileggere almeno la frase finale che ne dovrebbe rendere evidente l’intento ironico con cui è stato scritto.
    Sono comunque contenta che i miei limiti espressivi abbiano siano stati lo spunto della bella nota n. 20, ampiamente condivisibile.
    Scrivi nella chiusa :
    ” Ed io, in buona fede, senza remunerazioni o privilegi, uso il mio piccolissimo strumento della parola – l’ unico che mi resta – nella speranza di un mondo che possa farsi autodiagnosi critica e ancora migliorare con la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, E che, soprattutto, non ‘appartengano’. ”

    Concordo pienamente, essendo avvezza ad esprimermi in buona fede e confidando in quella di chi, cortesemente, ha la pazienza di leggere le mie poche righe con tutti i loro limiti.
    Grazie della gentile ospitalità e buona continuazione

    Lela che non “appartiene” ma che ci mette buona volontà.

    • michelelamacchia ha detto:

      Carissima ( posso ?), rispondo privatamente alla tua cortese puntualizzazione giunta, come sempre, gradita, anche perché mi ha aiutato a chiarirmi l’esatta portata del tuo pensiero. Ne prendo atto, così come prendo atto del fatto – che hai diligentemente rilevato – che, tuttavia è servito a scrivere, poi, di riflessioni condivisibili. Non mi sembra possa parlarsi ( se non ironicamente ) di tuoi limiti espressivi; il tuo lessico è perfetto: magari, dobbiamo entrambi convenire che, abituati come siamo ad una satira da bettola che ci entra nelle case ad ogni ora, spesso corriamo il rischio di non cogliere quella più sottile, che fa anche dell’ ambiguità un pregio. Devo esserci caduto. Brava. Continua, ti prego, a non far mancare a me e agli altri lettori, il tuo prezioso pensiero. Per il resto,…”che non appartieni”: Benvenuta al Club! Non appena saremo in tre, dovremo eleggere un Presidente. Grazie ancora. Ti aspetto. Ciao Michele

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