Note a margine n. 13

SCAMBIATEVI UN SEGNO DI PACE

Più si leggono e si ascoltano giornali, telegiornali e videocorride politiche, per non dire di una cosiddetta satira di complemento rimasta unidirezionale, bettolante, scoreggiante e ruttante, e di un cosiddetto giornalismo carminante, petulante, becero, truculento, legibus solutus e strapagato, e più si avverte tangibilmente la netta sensazione che sta accadendo qualcosa di stravolgente, si consolida la convinzione che abbiamo già superato la soglia del pericolo e che stiamo già in pieno scempio di ciò che restava di una grande e antica civiltà. E noi ne siamo in balia, con poche possibilità di scampo.
Ora per ora, ci coinvolgono con le radiocronache di una caccia più accanita di quelle sferrate a storici criminali nazisti ai quali, tuttavia, a Norimberga, fu assicurato un processo da una Corte necessariamente atipica, per mancanza di concrete alternative, ma pur sempre arbitra e non concorrente. Lo provarono, sia pure in parte, i risultati differenziati.
Attraverso la tempesta di notizie che si sta abbattendo quotidiana sui cittadini, sentiamo di vivere i prodromi di una rivoluzione indotta, di una guerra civile in fieri le cui prospettive si presentano talmente cruente sì da farci rimpiangere persino questi ultimi giorni che, nelle coscienze più attente, ragionevoli e lungimiranti, stanno creando lacerazioni ed indicibili sofferenze.
Non è facile assistere indifferenti, impassibili e senza tormentose inquietudini alla distruzione di tutto un mondo per il quale, lungamente con sacrifici ed impegno, ci si è preparati recependo e trasmettendo esempio ed insegnamenti, almeno per quanto concerne la generazione che visse bambina la guerra. E crebbe, poi, con i recuperi sociali ed economici del dopoguerra e la nascita della Carta Costituzionale che forgiarono uomini assai diversi da quelli che oggi imperversano con ogni specie di scorribande nel nostro amato Paese e lo stanno consegnando al vuoto morale, alla follia sanguinaria della piazza, del terrorismo, alla spregiudicata e violenta speculazione internazionale in agguato e pronta a fagocitare il meglio superstite di una economia già in difficoltà. Cui prodest? Disegno o sprovvedutezza? Questo avverte, infatti, la generazione degli attuali anziani cui giunge persino notizia di pretonzoli, cialtroni in ansia mediatica che, a conforto delle coscienze, invece del Vangelo. danno lettura ai fedeli di scritti laici tratti dalla stampa dei quotidiani battitori di caccia. Prima di concludere grottescamente: scambiatevi un segno di pace, andate in pace. L’apoteosi della ipocrisia.
Allora, non fu facile ricostruire, ma ci riuscimmo, potevamo riuscirci, lo sapevamo, lo volevamo; lo permisero la comune buona volontà ed il metodo. Dei giorni di oggi, invece, sopravviverà soltanto il singolare metodo che, nel frattempo, ha già annientato la buona volontà, sua prima vittima.
I molti sostenitori della teoria del “pro bono pacis”, infastiditi dal forte clamore sociale, biasimano la preda per il fatto che non si fermi e non si faccia prendere: come dire alla volpe, lasciati prendere e sbranare, e metti fine a tutto questa canea fragorosa che non ci lascia tranquilli e torniamo tutti alla normalità. E se non lo fai, te lo meriti davvero. Discutibile inferenza etica e illusoria consequenzialità.
Ma la lotta è impari; la preda, prima o poi, sarà colpita e annientata; poi, seguiranno le purghe per i suoi sostenitori ed elettori, via via toccherà ai moderati, ai non schierati e non saranno risparmiati i liberi pensatori che verranno immancabilmente inquadrati nella formula: o con noi o contro di noi. E la pace sociale? La democrazia? La libertà?
Tuttavia, celebratesi queste pulizie etniche, poi, dovrà pur toccare a qualche altro. Sarà inevitabile. Il metodo, quello che oggi fa esultare da una parte e crucciarsi dall’ altra, ma che davvero tormenta maggiormente gli incapaci di una stolida indifferenza, non sparirà, come per incanto o per miracolo. É bene esserne certi sin d’ora. Il potere, con tutto ciò di cui mostra di essere capace, nelle mani di chiunque sia e per sua natura, è portato a sopravvivere e a fortificarsi attraverso il suo stesso continuo esercizio. Peggio avviene con lo strapotere, per definizione, mai innocuo, ma criminale e criminogeno, comunque si travesta. Lo testimoniano i martiri di ogni tipo e tempo.
Tutti si preparino. Nessuno si senta immune; il ciclo è appena stato innestato. E’ solo questione di tempo e toccherà a tutti, colpevoli, innocenti, perseguitati, cacciatori e carnefici, ruoli mutevoli e contestualizzabili. La strage della civiltà è appena cominciata. Coraggio: il meglio è passato.

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Una risposta a Note a margine n. 13

  1. helena ha detto:

    Ho provato diverse volte ad inviarlo, non so perchè ma non mi parte. Peccato.
    provateci voi , sarebbe interessante leggervi.
    Un saluto da un giorno ventosissimo, come se non bastasse, anche la natura ci si mette!

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