Note a margine n. 12

L’ ODORE DI BRUCIATO

Un paio di anni or sono, quando (a ragione o a torto, forse lo si saprà un giorno) ripresero in grande la battuta di caccia contro chi era stato eletto dal popolo (ultimamente definito da un tale “Parcheggiatori in seconda fila e gente allergica alle leggi” ) e la discriminazione sociale con purghe contro chi aveva scelto di eleggerlo, fui tra i primissimi ad avvertire e commentare segni di conferma del tipico ‘odore di bruciato’, peraltro, da me già subodorato e illustrato qualche anno prima. Percezione o analisi delle proiezioni? Eppure, il mio scritto a qualcuno sembrò, allora, una buona ragione per accusarmi, tra l’altro, di puro pessimismo fantascientifico. Giuro: avrei preferito sbagliarmi.
Oggi, purtroppo, a tutti i problemi attuali che affliggono questo nostro povero paese a brandelli, non possiamo non aggiungere, tra gli altri, uno abbastanza nuovo ed i cui sviluppi vanno ben oltre le prevedibili probabilità e sembrano attestarsi in termini di certezza ineluttabile.
Più che da ottimisti, sarebbe da sprovveduti l’immaginare che, caduto, abbattuto o ritiratosi l’attuale e discusso eletto dal popolo sovrano (o sottano, a seconda delle scelte che fa), una ristretta ma agguerrita frangia di magistratura che, diversamente interpretando il proprio ruolo, ormai, (per giustificati o non giustificati motivi) a molti dà la sensazione di avere pienamente omologato certi sistemi oltremodo invasivi della libertà del cittadino, controllandone con ogni mezzo persino la intimità della vita, possa, poi, spontaneamente decidere di ritornare indietro, nel giusto alveo in cui detto Ordine ha sempre precedentemente operato nel suo tradizionale rispetto del principio della certezza del diritto e della difesa della dignità e dei diritti dell’uomo.
E’ ragionevole pensare che detta frangia di magistratura, per buona sorte ancora minoritaria, che, oggi, trasmette l’immagine confusa di una funzione statuale debordata in quelle legislative e in quelle esecutive, e che, pericolosamente (lo insegna la Storia) stabilisce per sentenza i principi morali, possa all’improvviso ritornare sui suoi passi e ricomporsi nelle giuste dimensioni? Laddove adesso, in campo pubblico, essa determina il destino delle leggi sin dalla loro proposta e discussione, e le sorti di quelle fatte dal Parlamento, ne stabilisce, per sentenza, la loro applicabilità e la loro interpretazione ‘autentica’ (che, invece, spetta solo al legislatore), e, sempre per sentenza, decreta nuovi principi normativi anche in contrasto con quelli emanati dal potere legislativo; demarca chi lasciare eleggere e chi no, chi lasciare governare e chi no; consente ai propri componenti di passare temporaneamente, ad libitum, dal ruolo di magistrato a quello di politico così usufruendo, contro il suo avversario, del potere dei dati in suo possesso, e, poi, di ritornarvi anche per inquisire e/o giudicare, magari, il proprio avversario politico; in campo privato, decide chi può pubblicamente ed impunemente insultare, offendere, mistificare o semplicemente informare, chi, come e dove liberamente manifestare, professare e testimoniare la propria fede, vivere la proprie tradizioni e la propria cultura; decide come deve vivere e gestirsi una famiglia, compresi i rapporti intimi tra i coniugi e i sistemi di educazione dei figli, come deve insegnare e operare un maestro nella scuola, come deve gestirsi una impresa che rischia, come debba proseguirsi un rapporto di lavoro ancorché infedele e anomalo, come e dove assistersi gli immigrati, clandestini e non, chi merita e chi non merita, etc. etc. Prima, c’erano i codici. Oggi imperano le sentenze erga omnes, le custodie cautelari, le intercettazioni, le spiate, le perquisizioni anche corporali con le dita che frugano in ogni interstizio, fessura, intercapedine di un essere umano. Però, nel pieno rispetto delle regole, assicurano. Ah, beh! Possiamo essere contenti e tranquilli, allora. Sembra di campare alla giornata e…”si sta, come d’inverno, sugli alberi le foglie” scrisse Ungaretti.
In ogni contesto e momento storico, la mancanza del rispetto – spontaneo, pieno ed esemplare – dei diversi ruoli istituzionali ha lasciato sempre intendere che da parte di qualcuno vi sia un surrettizio intento competitivo, una mira che, de facto, ostacola quel coordinamento sano ed indispensabile tra gli Organi dello Stato sancito dalle Carte Costituzionali nel perseguimento del progetto della reale democratizzazione di un Paese. Un diverso concetto di democrazia è soltanto un riempitivo della bocca a favore di orecchie faziose, una mistificante macchina produttiva di perversioni.
Ebbene, è mai credibile che detta frangia di funzione dello Stato (‘super partes’ o ‘supra’ e basta?) decida spontaneamente di ripristinare lo status quo del proprio ruolo (ordine e non potere), che rinunci di propria volontà ad un siffatto dominio, capillarmente ramificato, di controllare e incidere su ogni benché minimo aspetto della vita individuale e sociale dei cittadini e delle istituzioni, che accetti senza frapporre ogni tipo di ostacoli una qualsiasi riforma che la riguardi e che teme per intuibili motivi? E se così fosse davvero – Dio non voglia! – chi e quale legge potrebbero mai imporgliela, rebus sic stantibus? E, poi, ricordiamolo bene: soltanto un eletto scade, e con lui cessa ogni anomalia; altri, invece, sono a vita.
E’ credibile? Io non lo penso; anzi, sono certo del contrario. Presto, per potere tornare a vivere da uomini liberi, dovremo dotarci di preventiva omologazione giudiziaria, di un lasciapassare, di un salvacondotto speciale. A tutti gli altri, una bella stella gialla obbligatoria in bella vista sul braccio e poi un numero tatuato sull’avambraccio. Per i ghetti si stanno ponendo le basi, persuadendo la folla che è giusto che ciò avvenga. Ho già sentito qualcuno invocare la pena di morte e altri auspicare un nuovo Piazzale Loreto col tiranno, sostenitori e suoi elettori appesi per le palle, quelle che sono l’oscuro oggetto del desiderio di moltissimi, troppi, carenti ed esenti. Il va sans dire: per il diritto al saccheggio e all’assegnazione di ville varie da confiscare e destinare a loro centri, pare che gruppi ben definiti stiano già gareggiando tra loro a colpi di fair play, sotto l’attenta regia di fighetti televisivi, noti sbafatori a spese del canone tv. Gli orfanelli: spediti nelle colonie per l’infanzia specializzate della Romania, che – si sa bene – lì ricevono tanta cura amorevole e insegnamento così, la prossima volta, imparano a nascere figli di gente per bene e qui, in Italia, crescendo, non fanno più danno. Il tutto, però, ‘democraticamente’.
A molti la marea della barbarie del 2° millennio, paventata da più parti e da tempi non sospetti, pare già cominciata da quando è venuta meno la certezza del Diritto e la legge è diventata una inutile illusione, un miraggio ingannevole. O, peggio, uno strumento per sopraffare o per sottrarsi.
A questo mondo terribile consegneremo, come ostaggi a vita, i nostri figli? Che Dio li assista! E che, nel frattempo, cominci a manifestare qualche segno tangibile della sua vera potenza. Un bel memento homo!, esemplare, significativo, severissimo, sarebbe davvero salutare per ridimensionare arroganze inqualificabili verniciate con una mano di democrazia diluita in acqua al 90 %. E sarebbe ora.
E’ in atto una “democratica” escalation di minacce e violenze: si incita a impalare, a mandare al rogo, addirittura a isolare i bimbi dei berlusconiani, si danno quotidiani esempi di intimidazioni. Ecco la vera essenza metodologica e contenutistica di chi si propone in alternativa a governare il Paese, attizzando i fuochi di una guerra civile nel nome ma incivile nei fatti. Gente che, se non ha saputo accettare l’esito delle ultime elezioni, non si capisce come possa mai accettare quello delle prossime che invoca a gran voce, in caso di conferme non gradite. ‘Democraticamente’, è ovvio.
Nel frattempo, devo registrare una gran bella notizia. Ad osservare come perseverano certi personaggi, a partire da certi boia in pectore, da certo giornalismo, da certa inquisizione in su, ogni dì che passa, malgrado tutto, sento crescere e consolidarsi sempre più il mio anelito per la libertà, almeno, quella del pensiero – convinto ma in viva evoluzione – e della mia ferma determinazione a salvaguardarne la dignità e la disponibilità, come tutti i liberi pensatori, a pagarne il prezzo ove me ne venga presentato il conto per averlo espresso. La colpa? Il non dovere nulla a nessuno, non appartenere a nessuno. L’aggravante? Non allinearmi col pensiero dominante. La recidiva? Indignarmi, indignarmi, indignarmi per ogni ingiustizia, per ogni abuso, per ogni barbarie, da qualsiasi parte si consumino.

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2 risposte a Note a margine n. 12

  1. helena ha detto:

    Non ho mai partecipato ad un Blog, ed i motivi sono diversi: mancanza assoluta della conoscenza delle regole, mancanza di tempo, e timore di trovarmi in mezzo a chissà quante persone sconosciute che avrebbero potuto mettermi in difficoltà, e tanti altri ancora. Dopo due o tre timidissime prove, ho constatato che non c’era quel dibattito che queste “note a margine” avrebbero dovuto promuovere, così ricche di argomenti di grande attualità e di interesse, che avrebbero potuto diramarsi verso una infinità di direzioni e di colorazioni, dalle più tenere sfumature alle più intense, a seconda del carattere, o meglio ancora, dello stato d’animo del momento: restiamo sempre noi, però quello che scriviamo la mattina presto , magari chissà dopo quali sogni abbiamo fatto o non abbiamo fatto, e quello che scriviamo dopo un pranzo che ci è piaciuto o che ci ha troppo appesantito, e quello che ci fa sentire magari appena appena di buon umore per aver incontrato qualcosa o qualcuno che ci ha gradevolmente sorpreso, o quello che scriviamo di notte, abbracciati dal silenzio e dalla pace che ci placa o ci consola (mi fermo qui) , e penso proprio di aver perso il filo e di non avere voglia di andarlo a cercare, però penso di aver voluto dire che, pur rimanendo sempre noi stessi, quello che scriviamo può prendere cammini completamente diversi.
    Cerchiamo allora di venir fuori da quel riccio, nel quale spesso ci rifugiamo, di vincere qualsiasi genere di pigrizia, anche mentale, per sentirci vivi e non soccombere stupidamente a tutti gli ostacoli che purtroppo ci circondano in ogni momento delle nostre giornate e quindi della nostra vita. Un saluto affettuoso a tutti voi.
    Non rileggo, altrimenti cancello, e clicco il tasto di invio.

  2. helena ha detto:

    Non venite meno, Magistrati, al vostro compito ! Ero un pò disabituata a questo linguaggio, ho dovuto leggerlo a piccoli sorsi, tornando pian piano a quello del genitore che mi ha lasciato, ma che ho sempre con grande cura custodito, per poterne trarre profitto, in qualunque tipo di società mi fossi trovata. In questo momento , quando dovrei esprimere un mio commento a questa Nota a margine N. 12, mi mancano le parole e me ne scuso, per quel senso di riservatezza che mi è proprio. Mi limito, almeno per oggi, a dire, riprendendo alcune parole della poesia “Voce” del poeta, del giurista e dell’uomo Lamacchia; raccogliete questa Voce, e spargetela lontano.

    G r a z i e

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